Superare e Vincere la sofferenza? Si può!

Superare e Vincere la sofferenza

Vincere la sofferenza

In molti pensano che le sofferenze dell’anima siano destinate a durare per tutta la vita ma per fortuna non è così. Dentro ad ognuno di noi esiste un processo creativo che è indipendentemente dalla vita che ho fatto e dalle persone che ho incontrato.

Noi dobbiamo guardarci intorno e guardare a ciò che stiamo creando in questo preciso momento, non collegare le nostre sofferenze ad una causa.

Nei periodi di difficoltà occorre”posare lo sguardo” sulle cose che veramente ci piacciono e che ci rendono felici, perché il benessere del nostro cervello non dipende da quello che ci è accaduto in passato, non dipende dalla nostra storia.

Le nostre ferite “eterne” (ovvero quelle che cronicizziamo con il pensiero) impediscono che l’esistenza continui; il cervello è fatto per produrre cicatrici, allontanare i traumi e andare avanti. Per questo non dobbiamo più andare a toccare le nostre cicatrici, dobbiamo lasciarle nel nostro passato. Le cose valgono solo nel momento in cui accadono, non c’è nulla che duri per sempre; noi cambiamo continuamente, sia di giorno che di notte, cambiamo a seconda dei sogni che facciamo, dei nostri modi di stare “in campo”.

Se dentro la nostra mente pensiamo e ripensiamo ai problemi che ci hanno causato le cicatrici, quei problemi, quei ricordi, diventeranno cronici.

Se noi siamo consapevoli che c’è qualcosa che ci sta creando, cambiando, indipendentemente da quello che ci è successo, il dolore comincerà ad allontanarsi.

Una ghianda, indipendentemente dal terreno in cui si trova, continua a fare imperterrita le sue radici, le sue foglie i suoi rami, creando una quercia.

Dentro di noi c’è uno stato creativo perenne, che continua a creare, anche di notte, quando tutto si spegne, e “forma” i sogni, immagini al di là del tempo e soprattutto di ciò che è accaduto.

Io non sono le cose che mi sono accadute, io sono colui che fa ciò che sa fare e le cose che ama fare. Se mi è chiaro questo, mi è chiaro che il portare la mia mente sulle ferite può distruggere la mia esistenza. Ecco perché bisogna guardare le proprie ferite come a fatti antichi, estranei, lontani.

Come sostiene Raffaele Morelli, psichiatra, psicoterapeuta e scrittore, ognuno di noi è unico e già nel momento della fecondazione, c’è un’immagine di noi presente. C’era il tuo volto al momento della fecondazione? C’era il tuo volto quando eri un grumo di cellule? Non si vedeva ma c’era. Quindi c’è in noi un principio di identità che come costruisce il nostro volto, che è fisico, così costruisce le nostre immagini; cioè ognuno di noi è nato per fare delle cose che solo lui può fare: ha emozioni, sentimenti e modo d’amare unici.

Bisognerebbe spostare la mente sull’attività fiorile. Hillman che è un grande psicoanalista parla di “nucleo germinale”: dentro di noi c’è qualcosa che ci genera, come ci crea nell’utero ci sta formando anche adesso. Allora dimenticare il trauma significa far volare le attività creative del cervello, fantasticare, sognare, disegnare.

Quando vieni abbandonato, in genere il trauma dura per molto tempo; però se sei stato attento ti sei accorto che il rapporto con lui o con lei era finito già da tempo, poi lui o lei ha preso la palla al balzo e ti ha lasciato. Ma cosa accade dopo l’abbandono? Anziché festeggiare il fatto che un rapporto non funzionava e che quindi adesso si può ricominciare da capo trovando nuove strade, noi incominciamo a lamentarci, a dire “perché ha lasciato proprio me dopo tutto quello che ho fatto per lui”, oppure cerchiamo addirittura di recuperare. In realtà noi non facciamo l’unica cosa che conta: accogliere il dolore ed il disagio, incominciando a ricordarci di noi.

Pierre Hadot, un grande filosofo e scrittore francese, diceva “Ricordati di te, chiudi gli occhi. Ricorda il tuo volto da bambino: cosa ti piaceva fare, cosa ti divertiva, cosa ti veniva naturale, cosa facevi senza sforzo?”. Ecco, quell’immagine che il cervello seleziona tra miliardi di immagini è la tua guida.

Noi abbiamo immagini guida dentro di noi, così come a volte vengono a trovarci dei sogni che ci stanno indicando una strada.

Allora ogni trauma, ogni abbandono o qualsiasi cosa subiamo non dobbiamo stare a pensare alla storia andata male, ma immaginare che ci sia dentro di noi un’unicità che sta facendo la sua strada; spesso l’anima si avvicina al suo percorso o torna semplicemente a casa sua attraverso strade molto scure, ma comunque sia c’è sempre dentro di noi un’immagine guida che la accompagna.

Questo è molto importante: anziché pensare come risolvere il problema, chiudi gli occhi affidati al nulla, immagina di scivolare in una tana e aspetta che la soluzione venga da dentro. Le soluzioni che vengono da dentro ci portano verso il nostro cammino, che è unico per ciascuno di noi.

In questa società in cui troppo spesso conta l’“apparire” piuttosto che l’“essere”, quanto crede che sia importante ascoltare se stessi e manifestare le proprie emozioni?

Conoscere se stessi significa stare con se stessi, ma più di tutto significa ascoltare le proprie contraddizioni.

Occorre sentire che in te c’è una persona, che in un momento può essere presa da un attacco di rabbia, ma in un altro momento può provare la tenerezza e in un altro ancora essere guidata dalla dolcezza. Spesso noi vogliamo scegliere di essere l’uomo forte e intanto, però, accumuliamo debolezza; insomma l’anima è contraddittoria e noi viviamo in una cultura molto unilaterale.

Per esempio consideriamo quei giovani che vanno in palestra, pensano solo all’estetica e si fanno dei pettorali enormi; in realtà quelli sono sempre i più fragili. L’esterno non ti può mai dare soluzioni, l’unico rifugio per te stesso è il mondo interno.

Quindi come potremmo agire? Se siamo troppo ancorati a noi stessi diventiamo come l’esterno, siamo sulla buccia dell’arancia; ma ciò che ci crea è il seme, cioè l’interiorità. Tutte le notti il cervello cosa fa? Quando arriva il buio elimina tutto ciò che non serve, “sfronda”, un pò come l’albero che porta via le foglie morte e si rigenera.

Bisogna capire che soffermandoci solo con la nostra identità, il personaggio che crediamo di essere ed il nostro rapporto con il mondo esterno, siamo perduti perché diventiamo come i giovani che pensano solo alla palestra, vanno in discoteca fino alle sette di mattina, interrompono il giusto ritmo sonno-veglia e soprattutto non sono più convinti che ci siano delle risorse dentro di loro. Nel caso di questi giovani la loro parola d’ordine diventa stordirsi, divertirsi; ma dentro di noi abitano anche altre forze: la paura, la tristezza, la rabbia, la gelosia e l’invidia. Imparare ad accoglierle è il vero segreto, perché ti fa diventare maturo; se resti un frutto acerbo magari piaci agli altri, ma con te stesso il conflitto diventa perenne.

Affrontare il dolore

Capire restringe la coscienza, rinforza l’Io; la resa invece ci pone nello “stato naturale” del germoglio.

Lo psichiatra di origine scozzese …. :

 

 

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