I tre cervelli ed il campo elettromagnetico del cuore

Secondo il neurologo Paul MacLean, il nostro cervello è costituito da tre componenti distinte, ognuna delle quali rappresenta un momento evolutivo ben preciso della specie umana. Un pò come succede in un sito archeologico o con gli strati geologici delle montagne, anche il nostro cervello sarebbe il risultato finale di tre sedimenti stratificatisi durante l’evoluzione:

  • l’archipallium o cervello primitivo, costituito dal cervelletto e dal bulbo spinale;
  • il paleopallium o cervello intermedio, costituito dal sistema limbico;
  • il neopallium o neocortex chiamato anche cervello superiore, costituito dagli emisferi cerebrali.

 

Il primo corrisponde al cervello rettile ed è sede degli istinti primari e di funzioni vitali come per esempio il controllo del ritmo cardiaco e respiratorio; il secondo corrisponde nella scala evolutiva al cervello dei mammiferi, specie di quelli più antichi ed è coinvolto nell’elaborazione delle emozioni; il terzo, più recente, è esclusivo dei primati ed è sede di tutte le funzioni cognitive e razionali.

Pur se perfettamente coordinate tra loro, queste tre aree encefaliche sarebbero, secondo MacLean, indipendenti l’una dall’altra e in grado di dominarsi reciprocamente.

L’idea, in sostanza, che la corteccia cerebrale dominasse e coordinasse l’intero funzionamento del cervello, veniva così a cadere ed obbligava a riformulare tutte le ipotesi fino allora avanzate sull’elaborazione dei pensieri e sulle cause dei comportamenti nell’essere umano, ivi inclusa la malattia.

Oltre al cervello (o tre aree) encefalico c’è poi un secondo cervello localizzato invece nel nostro cuore: il cervello cardiaco. Nel 1991, il Dott. J. Andrew Armour con la sua ricerca pionieristica sulla neurocardiologia, ha introdotto il concetto di un vero e proprio “piccolo cervello” anche nel cuore.

Da ciò si può risolvere il dilemma relativo al fatto che nel feto il cuore inizia a battere prima della formazione del cervello.

Nel suo libro intitolato “La scienza del Cuore”, pubblicato nell’ambito della saggistica scientifica dell’Istituto HeartMath di Boulder Cree in California, Andrew Armour spiega che il cuore è un centro nervoso complesso che opera in modo autonomo rispetto al cervello encefalico.

Nel cuore sono stati trovati più di 40.000 neuroni e si è scoperto che qui vengono sintetizzati e rilasciati anche diversi tipi di ormoni e neurotrasmettitori. Il cuore rappresenta inoltre il più potente generatore di energia elettromagnetica nel corpo umano, basti pensare che il campo elettrico del cuore (misurato con l’elettrocardiogramma (ECG)) è circa sessanta volte maggiore in ampiezza rispetto a quello del cervello encefalico, ed il suo campo magnetico (misurato con l’elettroencefalogramma (EEG)) ha un’intensità più di cinquemila volte superiore (ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri, con l’asse centrato nel cuore).

Secondo gli studi del gruppo di ricerca dell’Institute of HeartMath, la variabilità del battito del nostro cuore ha un’enorme influenza sul funzionamento del cervello encefalico e la comunicazione tra cuore e cervello è molto più intensa e rilevante di quella che avviene nella direzione opposta, tra cervello e cuore.

I campi elettromagnetici generati dal cuore permeano ogni cellula e possono agire come un segnale sincronizzatore per il corpo in maniera analoga all’informazione portata dalle onde radio.

L’evidenza sperimentale dimostra che questa energia non solo è trasmessa internamente al cervello ma è anche recepibile da altri che si trovino nel suo raggio di comunicazione.

La componente magnetica del campo del cuore non è impedita dai tessuti e può essere misurata a diversi piedi di distanza dal corpo con uno Strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID) basato su magnetometri.

C’è però un terzo cervello, che forse molti non conoscono, che è localizzato nell’addome, è che è chiamato anche cervello enterico. Il primo a parlarne è stato Michael Gershon, della Columbia University, nel 1998, con il suo libro “Il secondo cervello” (pubblicato da UTET nel 2013). Gershon è considerato uno dei padri della neurogastroenterologia, una nuova disciplina che si occupa di studiare appunto questo sistema nervoso per curare in modo più efficace molti disturbi gastrointestinali.

A quanto pare abbiamo un centro neurale complesso e autonomo, un vero e proprio cervello, nella pancia che conta più di 500 milioni di neuroni, e che ha una dimensione e articolazione simile al “cervello di un gatto”. Questi neuroni sono rintracciabili nei tessuti dell’intestino ed anche nell’esofago e nello stomaco. Il cervello enterico invia e riceve segnali nervosi comunicando direttamente con il cervello della testa e con altri organi. E produce anche una serie di ormoni e neurotrasmettitori, basti pensare che ben il 95% della serotonina nel nostro corpo viene da qui.

Tutti quanti, probabilmente, abbiamo sperimentato situazioni in cui testa, cuore e pancia ci suggeriscono cose diverse; essi, in sostanza, “pensano” in modo diverso causando indecisione, malesseri o anche conflitti interiori.

La comunicazione tra i nostri tre cervelli è quindi costante e molto importante e avviene in ogni istante. A volte ci rendiamo conto, nella vita quotidiana, di come questi tre centri ci inviino messaggi anche contrastanti o contraddittori.

Se sappiamo di poter contare addirittura su tre cervelli, il punto è come utilizzare al meglio ciascuno di essi e soprattutto come allineare le loro intelligenze, come fare in modo che lavorino bene insieme. A questo proposito, vogliamo citare due ricercatori e trainer australiani: Grant Soosalu e Marvin Oka, i quali partendo dalle più recenti ricerche scientifiche sull’esistenza dei tre cervelli, hanno sviluppato un innovativo metodo per agevolare la comunicazione e l’integrazione di cervello, cuore e pancia, attraverso una serie di tecniche chiamate mBIT (multiple Brain Integration Techniques).

 

Continua a leggere sul libro L’Elisir di Nuova Vita

$ fronte cartolina

(Visited 39 times, 1 visits today)