Il respiro della Terra o Risonanza di Schumann

Il fenomeno di risonanza magnetica tra la superficie della Terra e la ionosfera viene chiamato Risonanza di Schumann e prende nome dal fisico Winfried Otto Schumann che lo previde matematicamente nel 1952.

La risonanza di Schumann (che alcuni hanno anche definito “Il Respiro della Terra”) avviene poiché lo spazio, tra la superficie della Terra e la ionosfera conduttiva, agisce come una guida d’onda. Le dimensioni limitate della Terra fanno comportare questa guida d’onda come una cavità di risonanza per le onde elettromagnetiche nella banda ELF (Extremely Low Frequency).

Le risonanze di Schumann sono osservabili nello spettro di potenza del rumore elettromagnetico naturale di fondo, come picchi separati nelle frequenze estremamente basse (ELF) i cui picchi principali sono 7.83,   14.3,   20.8,   27.3  e  33.8 Hertz.

L’Hertz è l’unità di misura della frequenza; definisce i cicli al secondo.

Per esempio, un orologio “ticchetta” ad 1 Hz cioè emette un “tic” per ogni secondo quindi un ciclo al secondo.

La frequenza fondamentale delle risonanze di Schumann è un’onda stazionaria nella cavità Terra-ionosfera con una lunghezza d’onda uguale alla circonferenza della Terra. Essa viene anche chiamata “respiro della Terra”.

Le risonanze di Schumann vengono utilizzate per tracciare l’attività globale dei fulmini. A causa della connessione tra l’attività dei fulmini e il clima terrestre, queste possono anche essere usate per monitorare le variazioni della temperatura globale e del vapore acqueo presente nell’atmosfera. Con le risonanze di Schumann potrebbero essere rilevati e studiati anche i fulmini extraterrestri.

La risonanza di Schumann è stata usata per la ricerca e il controllo della bassa ionosfera sulla terra e fu suggerita per l’esplorazione dei parametri della bassa ionosfera sui corpi celesti. Possono anche essere usate per tracciare disturbi geomagnetici e ionosferici. Un altro campo di interesse nell’uso della risonanza di Schumann è relativo alla previsione a breve termine di terremoti. La risonanza di Schumann è andata oltre ai limiti della fisica, invadendo la medicina, interessando artisti e musicisti, e guadagnando interesse in frange come la psicobiologia.

Sin da quando Schumann pubblicò i risultati delle sue ricerche, vi fu chi, come il medico dottor Ankermueller (collega del medico tedesco Hans Berger inventore dell’elettroencefalogramma), collegò immediatamente la risonanza di Schumann con il ritmo alfa del cervello (circa 8 Hz).

Lo scienziato Herbert König (successore di Schumann all’università di Monaco di Baviera) ha dimostrato che effettivamente esiste una correlazione fra le frequenze di risonanza di Schumann ed i ritmi del cervello.

Nel 1979, König ha paragonato le registrazioni umane dell’elettroencefalogramma (EEG) ai campi elettromagnetici naturali dell’ambiente ed ha notato che la frequenza principale prodotta dalle oscillazioni dello Schumann è molto vicina alla frequenza del ritmo alfa del nostro cervello.

I ricercatori hanno scoperto che quei 7,83 Hz delle onde di Schumann risuonano alla stessa frequenza dell’ippocampo nel nostro cervello. L’ippocampo fa parte del sistema limbico, relativo alla sopravvivenza ed alla memoria.

L’ippocampo è parte del cervello, localizzato nella zona mediale del lobo temporale; svolge un ruolo importante nella memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale.

Gli esseri umani e gli altri mammiferi possiedono due ippocampi, uno in ogni emisfero del cervello. Nei roditori, animali in cui l’ippocampo è stato studiato in maniera approfondita, l’ippocampo ha all’incirca la forma di una banana. Nell’essere umano, ha una forma curva e convoluta, che ispirò ai primi anatomisti l’immagine di un cavalluccio marino. Il nome, infatti, deriva dal greco (Greco: hippos = cavallo, campos = mare).

Nel morbo di Alzheimer, l’ippocampo è una delle prime regioni del cervello a subire danni; deficit di memoria e disorientamento sono i primi sintomi che compaiono. Lesioni all’ippocampo possono occorrere anche come conseguenza di mancanza di ossigeno (anossia), encefalite o epilessia del lobo temporale mediale. Le persone che presentano danni estesi al tessuto ippocampale possono mostrare amnesia, cioè incapacità di formare o mantenere nuovi ricordi.

Anche se nessuna ricerca ha finora dimostrato che le frequenze di Schumann stiano modificandosi, è peraltro vero che l’enorme quantità crescente di campi elettromagnetici che diffondiamo nello spazio, entra in conflitto con l’energia elettromagnetica naturale della Terra.

Tali interferenze stanno dimostrandosi talmente gravi che la NASA utilizza degli strumenti che sono una sorta di imitazione artificiale delle onde di Schumann per la difesa dei cervelli degli astronauti nello spazio, là dove le frequenze di Schumann svaniscono o entrano in grave conflitto con le onde elettromagnetiche inviate dal sole e dal cosmo. Lo stesso è stato fatto per i cosmonauti russi, quando gli scienziati spaziali si sono accorti che l’interferenza con le onde di Schumann aveva un’influenza nociva sulla salute e sul benessere. Un’interferenza che può causare la malattia e la morte.

Rupert Sheldrake (biologo e saggista britannico, noto soprattutto per la sua discussa teoria della “risonanza morfica”) descrive i nostri corpi come gerarchie annidate di frequenze vibratorie che si manifestano come sistemi discreti all’interno di sistemi più grandi e più complicati.

L’intero universo, dalle particelle sub-atomiche, alle forme di vita più complicate, alle nebulose ed alle galassie, può considerarsi come un gigantesco insieme di campi di risonanza di energia, tutti in costante interazione tra loro.

 

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