Quali alimenti comprare?

Quando andiamo al supermercato o al negozio sotto casa a fare la spesa, ci troviamo di fronte a migliaia di prodotti e, per fare le nostre scelte di acquisto, siamo influenzati da molti aspetti; i più comuni sono il prezzo, la pubblicità, i nostri gusti personali, gli effetti sulla nostra salute.

Altri aspetti, sono gli effetti dei nostri acquisti sull’ambiente, sull’economia locale, sul paesaggio, risultano meno immediati ma altrettanto importanti.

Ci permettono per esempio di comprendere che acquistare cibo locale aiuta l’agricoltura e l’economia del nostro territorio; oppure, che comprare solo quel che serve e scegliere prodotti sfusi, o con packaging essenziali e riciclabili, riduce sprechi e rifiuti.

Il nostro portafoglio, infatti, è uno strumento potente: scegliere un prodotto significa supportare un’idea, il lavoro di molti produttori, un’intera comunità.

A volte è difficile riuscire ad avere le informazioni necessarie per fare scelte consapevoli.

È nostro dovere di cittadini responsabili voler conoscere la provenienza e la qualità di ciò che acquistiamo, ed è un nostro diritto pretendere di essere informati in maniera appropriata.

La qualità ed il gusto sono caratteristiche ben distinte l’una dall’altra e senza legami diretti o inversi.

Il gusto è la valutazione soggettiva di chi mangia il prodotto, la qualità è un insieme di caratteristiche che evidenziano i requisiti qualitativi di tale prodotto.

Un prodotto di alta qualità può avere un gusto “peggiore” (meno appetitoso) di uno di bassa qualità (e viceversa).

Spesso valutiamo i prodotti tenendo conto del gusto e diciamo che il tal prodotto è migliore di un altro solo avvalendoci delle nostre capacità sensoriali. Qualitativamente, questa è una affermazione errata.

La qualità è rappresentata da vari elementi, quasi tutti oggettivi:

  • Sensi (qualità “organolettica”): gusto, sapore, profumo, vista;
  • Servizio (qualità “industriale – commerciale”): preparazione, confezione, conservazione, ecc.;
  • Sicurezza (qualità “igienico-sanitaria”): igiene alimentare, assenza di sostanze nocive;
  • Salute (qualità come “salubrità”): caratteristiche dietetiche e nutrizionali;
  • Storia (qualità “tipica”): zona di produzione, prodotto agricolo, composizione, metodi di produzione, ecc.; si tratta di elementi riconducibili all’origine del prodotto, che è possibile valorizzare, in termini di valore aggiunto, attraverso una chiara ed adeguata etichettatura obbligatoria degli alimenti (freschi e trasformati).

A tali elementi negli ultimi anni, la società ha aggiunto ulteriori richieste inerenti la qualità dell’agricoltura sotto i l profilo:

  • alimentare, chiedendo sempre più di produrre alimenti con caratteristiche positive;
  • sociale, applicando le nuove concezioni di multifunzionalità;
  • ambientale, prevedendo l’uso razionale e la valorizzazione delle risorse naturali.

 

Inoltre con l’introduzione dei prodotti DOP e IGP e delle produzioni da agricoltura biologica si sono creati dei “marchi di qualità” regolamentati, a cui il produttore accede per scelta volontaria, ma per i quali i criteri normativi di riferimento ed i procedimenti di valutazione della conformità/certificazione sono definiti da regole cogenti. Tali certificazioni regolamentate vengono rilasciate da Organismi appositamente autorizzati dall’Autorità competente.

Nella valutazione degli acquisti dobbiamo evitare di farci influenzare dai prodotti “a marchio” che, ad un occhio inesperto, potrebbero risultare di qualità superiore solo per il fatto di essere “famosi”.

Allo stesso tempo diffidiamo dei prodotti a basso prezzo. La qualità ha un costo ed un prodotto a basso prezzo (ciò che ha un prezzo con forte divario da altri prodotti analoghi) ha quasi sempre una qualità medio-scarsa dettata dalle sue caratteristiche alimentari o ambientali.

Questo vale a maggior ragione per ciò che mangiamo, considerati i riflessi che una buona o una cattiva alimentazione hanno sulla nostra salute e su quella dell’ambiente.

Non dimentichiamo che produrre cibo impegna una quantità elevatissima di risorse.

Il 70% dell’acqua consumata dal pianeta, per esempio, è impiegata in agricoltura.

E se tutti mangiassero carne nelle quantità cui siamo abituati noi occidentali, non basterebbe l’intera superficie del pianeta per sfamare il bestiame.

Mangiare è un atto agricolo. Fare la spesa è un atto politico.

Le nostre scelte hanno effetti sul modello di agricoltura, sulle politiche agroalimentari, sull’ambiente, sulla biodiversità.

 

Mangiare meno carne

Per produrre 1 kg di carne di manzo si immettono nell’atmosfera 36,4 kg di CO2 e sono necessari circa 15.500 litri d’acqua e 7 kg di alimenti vegetali. I Paesi del sud del mondo producono soia e mais per alimentare, a basso costo, gli allevamenti intensivi del nord.

Le cifre sono inesorabili: continuare a mangiare carne con i livelli di consumo a cui si è abituato l’Occidente è insostenibile.

Ad esempio se anche solo i popoli di Cina, India e Brasile iniziassero a mangiare la stessa quantità di carne, non basterebbe la superficie della terra per sfamare il bestiame. Negli allevamenti industriali gli animali vivono ammassati, senza possibilità di muoversi, pascolare o accoppiarsi. I vitelli sono macellati in media dopo soli sei mesi, ingrassati velocemente con mangimi iper-proteici, in una corsa che ha come unico obiettivo produrre la più gran quantità al costo minore, nel tempo più rapido possibile, senza nessuno scrupolo per qualità, benessere animale e tutela della salute.

La soluzione?

Non è necessario diventare vegetariani, basta consumare meno carne, di migliore qualità, proveniente da allevamenti sostenibili, se possibile di razze locali.

E poi privilegiare i tagli meno noti, per non sprecare nulla, e favorire allevamenti a ciclo chiuso, che riutilizzano il letame come concime.

L’allevamento intensivo

L’allevamento intensivo consuma una quantità esorbitante di acqua. Leggete nella tabella i dati riferiti alla quantità di acqua necessaria a produrre 1 kg di cibo.

Cosa succede…

… all’ambiente

Secondo la Fao, il bestiame produce il 18% dei gas serra che intrappolano il calore dell’atmosfera e questo determina:

  • scioglimento dei ghiacci;
  • innalzamento del livello del mare;
  • calamità naturali come esondazioni e tempeste;
  • assottigliamento dello strato di ozono;
  • acidificazione degli oceani;
  • costante e crescente desertificazione;

… alle persone

  • maggiore resistenza agli antibiotici;
  • manifestazione di malattie umane nuove, soprattutto virali (per esempio epidemie influenzali);
  • danni da inquinamento;
  • carenza di terreni destinati alla produzione di alimenti per consumo umano e aumento di terreni adibiti alla produzione di mangime animale;
  • maggiore povertà tra chi vive di agricoltura di sussistenza basata sull’equilibrio climatico (stagioni secche e piovose);
  • maggiore incidenza di malattie legate all’eccessivo consumo di grassi e proteine animali: patologie cardiovascolari, cancro, diabete, ipertensione, obesità.

 

Di seguito alcune buone pratiche e consigli per l’acquisto, suggeriti dall’associazione Slow Food:

  • basare la propria dieta su alimenti vegetali che possono sostituire la carne (legumi in primis);
  • consumare meno carne e di migliore qualità, evitando quella proveniente da allevamenti intensivi;
  • variare i tipi di animali e le razze che si scelgono, prediligendo carni alternative (animali da cortile, selvaggina, ovini) e tagli meno noti;
  • fare attenzione al prezzo: prezzi troppo bassi spesso sono indice di sfruttamento animale e/o ambientale;
  • preferire carni provenienti da consorzi, associazioni o aziende con disciplinari rigorosi su alimentazione e benessere animale, nonché informazioni chiare sulla tracciabilità del prodotto;
  • consumare carni di animali allevati e macellati in Italia, meglio se locali e da piccoli allevatori di razze autoctone;
  • valutare con più tolleranza la presenza di grasso, che può essere prova di benessere animale;
  • leggere bene le etichette.

 

Le uova

Dal primo gennaio 2012 è stata annunciata nell’Unione europea l’abolizione delle gabbie da batteria per le galline ovaiole: vere e proprie trappole, con uno spazio per animale pari a un quadrato di 23,5 centimetri per lato.

In realtà però le gabbie non sono state abolite ma ampliate (il lato del quadrato si è allungato, raggiungendo i 45 centimetri) e devono contenere un nido per deporre le uova, un posatoio largo almeno 15 centimetri e una lettiera per razzolare.

È comunque un primo passo, anche se non tutti i Paesi Ue si sono adeguati: mancano all’appello (rischiando procedure d’infrazione): Italia, Francia, Spagna, Polonia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia, Olanda, Portogallo e Romania.

I consumatori, però, possono scegliere di acquistare uova che provengono da galline “allevate all’aperto” (non fatevi ingannare dall’indicazione “allevate a terra”, non è la stessa cosa!), lasciate libere di razzolare senza essere costrette in spazi angusti e nutrite con cereali che possono becchettare liberamente. Gli animali cresciuti in queste condizioni sono più sani, perché liberi di compiere tutti i movimenti di una vita “naturale”. Inoltre spesso le uova non contengono i coloranti che vengono aggiunti ai mangimi dei polli degli allevamenti industriali per mascherare la scarsa qualità del tuorlo e sono dunque più sane, più nutrienti, più buone.

Dal 2004 sul guscio di tutte le uova di gallina prodotte nell’Unione europea è obbligatorio un marchio con un codice che ne consente la tracciabilità, indicando il tipo e il luogo di allevamento da cui proviene l’uovo. Non è un codice facilissimo da interpretare.

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La ruota delle stagioni

Mangiare frutta e verdura locale e di stagione significa affidarsi a coltivazioni con bassi costi energetici, evitando le produzioni ottenute in serre riscaldate, o quelle provenienti da paesi lontani. Significa anche gustare i prodotti nel momento in cui sono in grado di offrire il massimo delle loro caratteristiche qualitative e gustative.

Un fagiolino o un pomodoro coltivato all’aperto e raccolto nella stagione giusta è più buono di uno di serra o che è stato raccolto ancora acerbo e ha viaggiato per migliaia di chilometri!

Oggi non siamo più abituati al ciclo delle stagioni perché sempre più spesso il mercato ci offre fragole d’inverno, arance d’estate e così via.

 

Come scegliere il pesce

Come mai bisogna fare attenzione a quali pesci mangiare? Mangiare più pesce non è forse il consiglio numero uno di ogni dietologo?

Il problema è che per conformismo, moda o semplice pigrizia, mangiamo sempre gli stessi pesci. Il risultato è che diverse specie, ad esempio il tonno rosso e il salmone selvatico, sono ormai a rischio di estinzione.

D’altronde anche la maggior parte degli allevamenti ittici comporta diversi problemi per l’ambiente, e dunque l’acquisto di pesce allevato (a meno di orientarsi su vongole, cozze, ostriche o prodotti di allevamenti biologici) non rappresenta una valida alternativa.

La soluzione non è smettere di mangiare pesce. Basta scegliere le specie meno conosciute, dei mari più vicini a noi, altrettanto buone ma senza controindicazioni.

Se impariamo a rispettare poche semplici regole (rispettare la taglia minima; rispettare la stagionalità non consumando una specie nella sua stagione riproduttiva; variare le scelte imparando nomi e ricette di pesci “dimenticati”), possiamo continuare a godere del cibo che il mare può offrire.

Come con frutta e verdura e tutto il cibo in generale, scegliere pesce locale e di stagione è dunque la soluzione migliore per godere al meglio del cibo senza compromettere l’ambiente.

 

Di seguito il pesce di stagione del Mediterraneo.

 

Pesce di stagione a gennaio

Nasello, sardina, sogliola, spigola, triglia, alice, calamaretto, cefalo, cernia, dentice, panocchia, pesce di San Pietro, polpo, ricciola, rombo, sarago, scorfano, seppia, sgombro.

Pesce di stagione a febbraio

Nasello, sardina, sgombro, sogliola, spigola, alice, calamaretto, cefalo, cernia, dentice, mazzancolla, ombrina, panocchia, ricciola, rombo, pesce di San Pietro, scorfano, seppia, tonno rosso, vongola verace.

Pesce di stagione a marzo

Nasello, acciuga, sogliola, triglia, alice, cefalo, cernia, dentice, gamberetto rosa, granchio, mazzancolla, panocchia, pesce di San Pietro, rana pescatrice, razza, ricciola, rombo, sarago, scampo, scorfano, seppia, sgombro, tonno rosso, vongola verace.

Pesce di stagione ad aprile

Acciuga, cefalo, dentice, nasello, pesce spada, sardina, sogliola, sgombro, tonno, triglia, alice, aragosta, cernia, gamberetto rosa, granchio, mazzancolla, pesce di San Pietro, rana pescatrice, razza, ricciola, sarago, scampo, scorfano, seppia, spigola, totano.

Pesce di stagione a maggio

Acciuga, cefalo, dentice, nasello, pesce spada, sardina, sogliola, tonno, spigola, aragosta, cernia, gamberetto rosa, granchio, rana pescatrice, razza, ricciola, sarago, scampo, sgombro, totano, triglia.

Pesce di stagione a giugno

Cefalo, dentice, nasello, orata, pesce spada, sardina, sogliola, spigola, tonno, triglia, gamberetto rosa, granchio, rana pescatrice, razza, ricciola, sarago, scampo, sgombro, totano.

Pesce di stagione a luglio

Alice, cefalo, dentice, gallinella, gamberetto rosa, granchio, lanzardo, leccia, mormora, nasello, occhiata, orata, pesce spada, ricciola, sarago, sardina, scampo, sogliola, spigola, sugarello, tonno, totano, triglia, vongola verace.

 Pesce di stagione ad agosto

Acciuga, dentice, nasello, orata, pesce spada, sardina, sgombro, sogliola, triglia, cefalo, ricciola, sarago, tonno rosso.

Pesce di stagione a settembre

Acciuga, alice, calamaro, cefalo, dentice, gattuccio, mazzancolla, moscardino, ombrina, orata, panocchia, pesce spada, ricciola, rombo chiodato, sarago, sardina, seppia, sogliola, spigola, tonno rossa, triglia, vongola verace.

Pesce di stagione ad ottobre

Alice, Calamaro, cefalo, cernia, dentice, gallinella, gattuccio, mazzancolla, moscardino, nasello, ombrina, orata, panocchia, pesce spada, ricciola, rombo chiodato, sarago, sardina, seppia, sogliola, tonno, triglia.

Pesce di stagione a novembre

Acciuga, alice, calamaretto, calamaro, cefalo, cernia, dentice, gattuccio, mazzancolla, moscardino, nasello, ombrina, orata, panocchia, polpo, rombo chiodato, sardina, seppia, sogliola, triglia, vongola verace.

Pesce di stagione a dicembre

Alice, calamaretto, calamaro, cefalo, dentice, gattuccio, mazzancolla, moscardino, nasello, pagro, panocchia, polpo, rombo, sarago, sardina, seppia, sgombro, sogliola, spigola, spinarolo, tonno rosso, triglia, vongola verace.

 

Le etichette

L’etichetta è il principale strumento per avere informazioni sui prodotti che acquistiamo. Purtroppo però, allo stato attuale, molto spesso quello che l’etichetta ci dice non è quello che avremmo bisogno di sapere: o è scarna e generica, o è evasiva e accattivante, come una pubblicità. Il mondo dell’industria alimentare tende a fornirci informazioni generiche e non essenziali, sorvolando su molti passaggi della produzione.

Bisogna imparare a decifrare il linguaggio delle etichette.

Cosa vogliamo sapere da un’etichetta? Quali ingredienti ci sono, innanzitutto.

Ma mentre alcuni sono chiari, altri possono essere ambigui. La famigerata voce “aromi naturali”, per esempio, è generica, non specifica gli ingredienti che danno sapore al prodotto e comprende anche prodotti estratti da materie prime vegetali e animali con solventi, enzimi, ecc.

Un’altra indicazione spesso vaga è quella che precisa la provenienza delle materie prime.

La pasta, per esempio, prodotto italiano per antonomasia, è effettivamente prodotta e confezionata in Italia nella maggioranza dei casi, ma spesso utilizzando grano che arriva dall’Australia o dal Canada. Saperlo sarebbe un’indicazione utile, ma le aziende produttrici optano per un comodo e rassicurante “prodotto in Italia”, che in realtà non ci dice nulla sulla provenienza del grano.

Altre indicazioni utili sarebbero l’utilizzo di trattamenti particolari (irradiazioni, raffinazione, ecc.) o informazioni dettagliate sull’intera filiera produttiva (come la presenza di OGM nei mangimi animali): sono dati che dovrebbero essere a disposizione al momento dell’acquisto, ma che purtroppo raramente fanno capolino tra i vari strilli commerciali.

 

Il packaging

Per packaging si intende l’imballaggio con cui sono confezionati prodotti e cibi.

Ne esistono tipi diversi, ma tutti quanti hanno un forte impatto ambientale, essendo concepiti per essere buttati una volta aperti.

Bisogna dunque riflettere sull’opportunità del loro utilizzo e sulla loro qualità, per evitare di produrre enormi quantità di rifiuti (attualmente gli imballaggi costituiscono dal 30 al 60% dei rifiuti totali).

La prima considerazione da fare è che l’imballaggio non è inevitabile: i prodotti freschi non ne hanno bisogno. Comprare un cavolo sfuso al mercato ci fa risparmiare, ma significa anche non sprecare il materiale che sarebbe necessario per confezionarlo.

Se dobbiamo comprare per forza qualcosa di confezionato, impariamo a fare attenzione al materiale di cui è composto il packaging. Cerchiamo in tutti i modi di evitare la plastica (prodotta da combustibili fossili, più difficile e costosa da riciclare, ed enormemente inquinante), preferendo carta/cartone, vetro, alluminio e materiali in fibre biologiche, ovvero materiali biodegradabili o riciclabili.

Oltre alla plastica, cerchiamo di riconoscere i cosiddetti etero composti, cioè gli imballaggi fatti da più materiali assemblati insieme (come il tetrapak) il cui smaltimento è più complicato.

Evitiamo i prodotti che hanno più strati di packaging: per esempio le scatole di merendine o di crackers.

Lo scopo principale di una confezione è preservare un prodotto per un tempo più lungo, spesso necessario in

caso di spostamenti dal luogo di produzione a quello di consumo. Per questo i prodotti locali possono farne a meno, dovendo percorrere distanze inferiori, ed essendo consumati in genere poco dopo l’acquisto.

Il consumatore di solito sceglie il prodotto confezionato per pigrizia.

Ma perché optare per una confezione di pomodori avvolta nella plastica, e non scegliere quelli sfusi, potendo così selezionare i migliori?

Oltretutto, con i prodotti sfusi si risparmia.

Più frutta e verdura, più prodotti integrali, meno carne, meno zuccheri e una dieta varia: sono queste le indicazioni principali per un’alimentazione sana ed equilibrata.

Ma quali sono i criteri per scegliere i prodotti che acquistiamo ogni giorno?

Ecco un breve riepilogo degli aspetti da tenere in considerazione quando si fa la spesa:

  • preferire prodotti locali e di stagione;
  • riscoprire i prodotti tradizionali del proprio territorio;
  • diffidare dei prodotti con liste di ingredienti troppo lunghe e dai nomi incomprensibili;
  • evitare, per quanto possibile, prodotti con additivi, coloranti e conservanti;
  • scegliere i prodotti corredati da adeguate informazioni sulle tecniche di coltivazione, allevamento e/o trasformazione;
  • evitare imballaggi eccessivi o preferire un packaging fatto con materiali biodegradabili o riciclabili per ridurre i rifiuti;
  • comprare solo il necessario per ridurre gli sprechi.

 

10 alimenti che sarebbe meglio scegliere biologici

Dare la propria preferenza a prodotti biologici significa salvaguardare il proprio organismo dall’accumulo di tracce di pesticidi e tossine nel corso del tempo, attraverso scelte alimentari che prevedano cibo per la produzione del quale non siano state impiegate sostanza chimiche dannose per l’uomo. Scegliere frutta, verdura, legumi, cereali e loro derivati provenienti da agricoltura biologica significa avere la certezza che per la loro produzione non siano stati utilizzati fertilizzanti, diserbanti o altre sostanze chimiche potenzialmente tossiche. Un discorso analogo vale per carne, uova, latte e derivati.

 

La loro provenienza biologica garantisce che agli animali da allevamento non siano stati somministrati antibiotici o ormoni promotori della crescita. Ciò non significa purtroppo che tali animali non siano destinati ad una morte precoce o al macello, ma la scelta di carne e derivati animali di provenienza biologica da parte di chi non è vegetariano o vegano potrebbe in ogni caso rappresentare un primo passo verso scelte alimentari più consapevoli.

Ci sono alcuni alimenti, come, ad esempio banane, cavoli, avocado, cipolle, kiwi o asparagi che non è necessario acquistarli bio in quanto non assorbono molto i pesticidi o, comunque vengono sbucciati prima di essere consumati. Altri cibi, invece, poiché maggiormente soggetti all’impiego di pesticidi o medicinali per la loro produzione, andrebbero acquistati soltanto se di provenienza biologica certificata o comunque sicura. Eccone alcuni.

 

1) Prodotti da forno e snack

Ci riferiamo a crackers, biscotti, merendine, gallette, fette biscottate ed altri prodotti da forno consumati abitualmente a merenda o a colazione, che non si ha il tempo di preparare in casa scegliendo ingredienti biologici. La regola vale anche per altri alimenti consumati quotidianamente, come pasta o riso. In qualsiasi prodotto confezionato che non sia certificato come biologico è possibile che siano presenti tracce, seppur minime, di pesticidi, che potrebbero però accumularsi a poco a poco nell’organismo, rappresentando non di certo un toccasana per la salute. Se possibile, cercate sempre di optare per snack salutari e per prodotti di qualità.

 

2) Alimenti per bambini

Omogeneizzati, yogurt, formaggini, succhi di frutta ed ogni altro alimento da destinare all’alimentazione dei più piccoli andrebbe scelto preferibilmente di provenienza biologica, in modo da preservare il delicato apparato digerente dei bambini da un precoce accumulo di tossine e di sostanze dannose, come le tracce di pesticidi che purtroppo permangono su frutta e verdura, ma anche in cereali, farine e prodotti caseari non biologici. Gli omogeneizzati possono essere sostituiti da pappe naturali preparate in casa che il pediatra saprà di certo consigliarvi.

 

3) Verdure a foglia verde

Pensando ad un alimento salutare potrebbe capitarvi di richiamare alla mente un bel piatto di fresca insalata. Attenzione alla sua provenienza però. Insalate, come la lattuga, ed altre verdure a foglia verde, come gli spinaci o la bieta sono tra le colture a cui l’agricoltura intensiva dedica il maggior impiego di pesticidi, al fine di sconfiggere gli attacchi da parte di insetti e parassiti. La soluzione è fare in modo di scegliere insalate e verdure a foglia verde biologiche, oppure coltivarle nel proprio orto senza l’ausilio di prodotti chimici.

 

4) Peperoni e pomodori

I peperoni sono tra gli ortaggi maggiormente a rischio di subire attacchi da parte di insetti e parassiti. I pesticidi impiegati nella loro coltivazione vengono facilmente assorbiti dalla loro buccia, che noi purtroppo consumiamo abitualmente nella preparazione di diversi piatti a base di tali ingredienti. Per lo stesso motivo sarebbe bene fare attenzione anche alla scelta dei pomodori che non consumeremo pelati. I pesticidi purtroppo possono facilmente oltrepassare le sottili bucce di peperoni e pomodori, dando dunque adito alla necessità di preferirli se provenienti da agricoltura biologica, dato che compiere un loro lavaggio accurato potrebbe non essere sufficiente a proteggerci da eventuali tossine.

 

5) Patate

Le patate sono probabilmente il tubero che, secondo i dettami dell’agricoltura convenzionale ed intensiva, richiede una maggiore lotta nei confronti di tutti quei microrganismi che potrebbero metterne a repentaglio la possibilità di raccolta. Tra di essi, a spaventare maggiormente gli agricoltori, vi sono i funghi. Ecco dunque spiegato l’ampio ricorso dei coltivatori ai fungicidi, memori dell’epidemia che nell’Ottocento in Irlanda causò una vera e propria carestia a causa della completa rovina delle coltivazioni di patate nazionali. Meglio spendere un pòdi più e scegliere patate biologiche, sicure e prive di residui chimici di qualsiasi tipo.

 

6) Pesche

Secondo l’Environment Working Group statunitense, le pesche sono tra i frutti che riescono a trattenere la maggiore concentrazione di pesticidi. Non basterebbe dunque lavarle accuratamente e pelarle per mettersi al riparo da essi. Eliminare la buccia significa inoltre privarsi della parte del frutto che contiene la più elevata concentrazione di nutrienti benefici. Anche in questo caso, si consiglia dunque di preferire frutti di provenienza biologica o dichiaratamente non trattati tramite pesticidi, nel caso si conoscano personalmente i produttori. Tale preferenza dovrebbe essere estesa in particolare anche a mele, fragole, ciliegie ed uva.

 

7) Caffè

I chicchi di caffè utilizzati per dare origine ad una delle bevande più consumate nel nostro Paese in ogni parte della giornata provengono probabilmente da piantagioni situate in Paesi esteri nei quali non sempre si tiene conto delle regolamentazioni relative all’impiego di pesticidi, qualora esse siano presenti. Le piante di caffè ed i chicchi che vengono raccolti da esse si ritrovano ad assorbire quantità spropositate di sostanze chimiche, a meno che non provengano da coltivazioni che hanno aderito ai metodi dell’agricoltura biologica. La scelta ideale dovrebbe ricadere su caffè biologico e fair-trade, che possa garantire la salubrità della bevanda e il corretto trattamento dei lavoratori adibiti alla raccolta dei chicchi ed alle successive fasi di produzione.

 

8) Uova

Il nostro consiglio per chi consuma uova è di sceglierle esclusivamente se dotate di certificazione biologica (codice 0) o se provenienti da allevamenti riguardo ai quali si abbia la certezza che le galline possano razzolare libere e siano nutrite con mangimi naturali e di cui si conoscono personalmente i proprietari. I pesticidi contenuti nei mangimi industriali destinati alle galline possono passare in minima parte alle uova, così come i medicinali somministrati loro all’interno degli allevamenti intensivi, al fine di evitare la propagazione di malattie; per non parlare delle pessime condizioni in cui esse sono costrette a vivere all’unico scopo di produrre il maggior numero di uova possibili

 

9) Latte e latticini

Consigli analoghi valgono per coloro che consumano latte e latticini, compresi yogurt e formaggi. Dato il trattamento riservato agli animali all’interno degli allevamenti intensivi, con somministrazione di antibiotici e medicinali e di mangimi industriali, è lecito dubitare della qualità dei prodotti caseari ottenuti dalla lavorazione di latte che potrebbe contenere tracce di pesticidi, ormoni ed altre sostanze chimiche non propriamente benefiche. Per quanto riguarda le tracce di pesticidi e sostanze tossiche, esse dovrebbero essere minori in latte e latticini ottenuti a partire da animali allevati a foraggio ed ai quali non siano state somministrate sostanze medicinali di alcun tipo.

 

10) Carne

Coloro che non hanno ancora detto addio alla carne, sono davvero certi della salubrità degli alimenti che scelgono di consumare? Al di là delle considerazioni riguardanti il fatto che il regno vegetale sia perfettamente in grado di offrire al nostro organismo tutte le proteine di cui esso ha bisogno grazie ad alimenti come legumi, cereali e frutta secca (che, tra l’altro, rappresentano una spesa economica minore rispetto all’acquisto di carne), chi desidera consumare carne, che almeno faccia riferimento a prodotti di provenienza biologica certificata, ottenuta da animali a cui non siano stati somministrati ormoni o medicinali e che abbiano seguito la loro alimentazione naturale.

 


 

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