Allergie ed Intolleranze

A volte capita di soffrire di disturbi ricorrenti e persistenti di cui non si riesce a venire a comprendere la provenienza: gonfiori, capogiri, cefalea, stanchezza cronica, dermatiti o improvvisi cambiamenti di peso, ma anche astenia, insonnia, forme lievi di depressione. La causa potrebbe essere un’ intolleranza alimentare, fenomeno che negli ultimi anni si è ingigantito in maniera esponenziale.

Le intolleranze alimentari sono in costante aumento sia in Italia che in tutto il mondo occidentale, così come lo sono le allergie in generale. Nonostante il fatto che queste problematiche siano entrate a far parte integrante della vita di un numero sempre maggiore di persone, la disinformazione su questo argomento regna sovrana.

Occorre innanzitutto definire la differenza tra allergia e intolleranza. Per allergia si intende una reazione esagerata e violenta del sistema immunitario verso sostanze che, invece, risultano innocue per la maggior parte delle persone in condizioni analoghe. Per intolleranza, invece, va intesa ogni reazione avversa che si presenta quando si ingerisce un particolare cibo.

A differenza dalle allergie, le intolleranze alimentari sono causate da difetti enzimatici che pregiudicano la digestione di sostanze naturali o chimiche all’interno degli alimenti. La differenza sostanziale tra allergia e intolleranza sta nel fatto che nell’intolleranza, in genere, il sistema immunitario non è coinvolto. Ciò si riflette sulla manifestazione dei sintomi: l’allergia è immediata e bastano dosi bassissime della sostanza alla quale si è allergici; l’intolleranza invece è più lenta ed è dose-dipendente, scatta cioè quando si supera una certa quantità di un determinato alimento oltre la soglia di tolleranza dell’organismo. Le intolleranze alimentari, dette anche “allergie ritardate” per questa loro caratteristica di non manifestarsi immediatamente, sono molto più comuni delle allergie. Esse compaiono e scompaiono nel corso degli anni in modo graduale o improvviso a seconda dell’alimentazione. Come è facile intuire, si tratta di intolleranze “relative “, cioè che non hanno una causa precisa e possono riguardare cibi diversi.

Le uniche intolleranze “certe ” e ufficialmente riconosciute dalla medicina ufficiale sono quelle al glutine e al lattosio o al fruttosio.

Il lattosio è contenuto in latte e derivati mentre il fruttosio è contenuto nella frutta, nel miele e nel saccarosio, cioè il comune zucchero da cucina, ed è un disaccaride composto da una molecola di fruttosio e da una di glucosio. L’intolleranza al lattosio è dovuta alla mancanza dell’enzima Lattasi. Il fruttosio, invece, per essere assimilato deve essere riconvertito in glucosio dal fegato e, in caso di intolleranza, questa riconversione non riesce. La mancata digestione di questi zuccheri, fruttosio e lattosio, richiama liquidi per effetto osmotico. Questi liquidi vengono fermentati dalla flora batterica intestinale con una forte produzione di gas che causa una serie di disturbi intestinali: diarrea, flatulenza, sindrome del colon irritabile, ecc.

La Celiachia è una malattia dell’intestino che può comparire a qualsiasi età perché il sistema immunitario intestinale non riconosce il glutine (una proteina di grano, kamut, segala e, in minor quantità, anche di farro, orzo, avena e grano monococco) e scatena una risposta di tipo infiammatorio (danneggia le cellule dell’epitelio intestinale causando malassorbimento e degenerazione progressiva dell’epitelio stesso).

Esiste poi il favismo, più raro, che è una manifestazione clinica caratterizzata da una crisi emolitica in risposta al consumo di fave dovuta a carenza di G6PD. Queste problematiche, così come le allergie, possono essere identificate tramite test diagnostici specifici in sede medica (bisogna andare da un allergologo che stabilirà il da farsi) e sono risolvibili evitando gli alimenti in questione.

Per le intolleranze “relative” si usano i cosiddetti test “non convenzionali” che la scienza disconosce e che, per usare un eufemismo, non sono certamente infallibili al 100%. La spiegazione che viene data è che le intolleranze, a differenza delle allergie che comportano una reazione immediata e violenta, si manifestano lentamente e per accumulo. Se, ad esempio, una persona è intollerante ai piselli ma non li mangia da molto tempo, quando si fa il test questa intolleranza non si vede. In merito a questi test va subito affermato che l’incidenza dei falsi positivi, cioè persone che risultano essere intolleranti senza esserlo realmente, è superiore ai falsi negativi (persone che risultano sane senza esserlo). La positività, inoltre, cambia a seconda dei test (sono stati condotti vari esperimenti da parte di volontari che si sono sottoposti a diversi test con risultati diversi e contradditori in una vera e propria tragicomica).

Il punto è uno ed è semplicissimo nella sua apparente banalità: l’intolleranza ai piselli esiste veramente? È quanto stiamo per scoprire…

 

Particolari da non trascurare

Nella stragrande maggioranza dei casi non si è intolleranti ma non si digeriscono certi cibi, capita spesso con i legumi, semplicemente perché li si mangia poco; di conseguenza l’organismo produce meno enzimi digestivi, sorgono i tipici problemi addominali e allora si finisce per evitarli del tutto.

Eliminare un certo cibo a causa di questa ragione è come dire a una persona sedentaria “di non fare sport” solo per ché dopo aver fatto una breve corsa, è tutta rossa in viso ed affannata. La risposta corretta è che occorre “allenarsi”.

Allo stesso modo non ha senso eliminare totalmente i legumi, basta introdurli gradatamente nell’alimentazione abituale (partendo dalle lenticchie che si digeriscono meglio). Si può fare la stessa cosa con i cereali integrali e con qualsiasi altro alimento, i Borgia lo facevano addirittura con i veleni! Ricordiamoci che più la nostra dieta quotidiana sarà varia e ricca, meglio staremo e meno ci ammaleremo.

 

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